OUT OF THE BLUE

Tutto il giorno incollata a Whatsapp per questioni di lavoro, e anziché incarognirmi come al solito, provare una profonda gratitudine nei confronti della ragazza nuova che mi chiede questo e quello, perché così mi impedisce di pensare al mio piccolo scomparso in attesa dell’autopsia. Come se l’autopsia potesse spiegare qualcosa di essenziale. Non spiegherà mai il perché della scomparsa, né come imparare ad accettarla.

È morto senza preavviso, il mio Blu. Non aveva nemmeno un anno. Viveva in casa, protetto, viziato. Dieci giorni fa sono stata in Trentino e stava benissimo. Mi infilava nelle ciabatte tutti gli elastici per capelli che trovava in giro, ci infilava foglie di lattuga sbrindellate, maccheroni scivolati fuori dalla pentola. Mi faceva tanto ridere. Era bellissimo. E adesso non c’è più.

Lo so che era solo un gattino, ma gli volevo bene, e non riesco a darmi pace.

Un anno fa, nel mese sbagliato, moriva la mia gatta, May, una persiana tartaruga di 16 anni. Con i due nuovi arrivi pensavamo di poterci ritenere al sicuro per almeno altri 10 anni come minimo. E invece.

Adesso penso che la lettera M sia di buon auspicio per un gatto, che lo protegga. May, Momo – e Blu. Dovevo scegliere un altro nome.

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