MAXIMIZE! – Parte seconda

Certo, chi non vivrebbe volentieri in un appartamento dal respiro museale, dove gli scaffali servono solo come spazi espositivi e non funzionali, dove quasi ogni oggetto, del resto, appare defunzionalizzato e utile solo ad incrementare il tasso estetico complessivo dell’ambiente, dove il bianco la fa da padrone, dove perfino i libri diventano semplici elementi d’arredo (magari riposti sulle mensole capovolti, perché il taglio delle pagine, a differenza delle costole, offre le tonalità neutre che tanto disperatamente invochiamo intorno a noi) – ecco, appunto, chi ci vivrebbe volentieri?

Un appartamento del genere sarà sicuramente bello e rilassante, ma. Mah.

Ci vivreste davvero in un posto simile? Non sarà tutto un po’ troppo decorativo? (il decorativismo fine a se stesso alla lunga risulta irrimediabilmente lezioso). Voglio dire, forse è più bello immaginare di viverci, in appartamenti come questi, che viverci sul serio. Ma voi davvero sareste disposti a scegliere cosa indossare al mattino in base alla palette (a)cromatica dei cuscini in soggiorno? 

Nah, lo stile tempio zen non fa per me. Non voglio vivere in un luogo adatto alla meditazione, ma in un luogo adatto alla vita, e la vita per me è emotività (cioè colore) ed entropia (lo confermano le leggi della fisica: l’ordine è lavoro, il caos è natura, e si rigenera, qualunque misura adottiate per contrastarlo).

Il risultato è che sto riabilitando il legno scuro, e la mia tipica tavolozza di colori neutri e sabbiosi e dilavati sta cominciando ad arricchirsi di toni marroni, di neri e di colori saturi, di colori primari, capite, roba tipo rosso fragola, verde lisergico, azzurro piscina (che non sono primari, ok) e giallo limone. Sono impercettibilmente passata al technicolor. Roba mica da poco.

Se prima studiavo con ammirazione interni come questi:

Adesso osservo incuriosita soluzioni diverse, non drasticamente diverse, ma comunque dal mood differente.

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Interni così, leggermente più chiassosi del solito e incasinati il giusto (perché scusate, l’eleganza è soprattutto una questione di sprezzatura) – interni così stanno cominciando a dirmi qualcosa.

Anche se non riuscirò mai a passare sopra la scelta tremenda di allineare i volumi in base a criteri cromatici  (l’ho fatto anch’io, siiigh. Bocciata pure la catalogazione per case editrici: di un qualunquismo insostenibile). Su, cosa c’è di più bello che perdersi nella sintassi soggettivissima di una libreria davvero personale? Dove l’Urbanistica di Le Corbusier può stare in mezzo a Le ali di Vendemiaire e a IT di Stephen King, per dire?

Oltre a questo massimalismo cromatico (benché tutto sommato relativo, restando io pur sempre eccentricamente minimal), sto sviluppando un forte interesse per le grosse taglie. Sapete, oggetti grandi, vasi, cornici di dimensioni XL. Oggetti decisi, di carattere, che si staglino con evidenza nello spazio.

Cose grandi. Cose grandissime.

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2 pensieri su “MAXIMIZE! – Parte seconda

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