WHAT’S THE POINT?

Dunque, cominciamo col dire che sì, avevo deciso di togliermi di mezzo dalla blogosfera. Il processo di autorappresentazione mediatica, be’, mi crea qualche problema di ordine esistenziale (diosanto, sono vanitosa da far schifo e non lo sapevo!). E poi, capite, avevo nostalgia. Esatto, nostalgia del “mondo di ieri”, quando io in rete mica c’ero e vivevo sigillata in una capsula vitrea di solitudine e silenzio e inaccessibilità. Era bello. Non che oggi io sia una persona tanto diversa, resto un’ipoconnessa, una che sostanzialmente si fa i cazzi suoi senza documentarli in modo compulsivo sui social (social?). E tuttavia anche il solo fatto di avere un blog, per quanto ciclicamente abbandonato a se stesso, una pagina Facebook correlata, e ora, diciamo da circa una quindicina di giorni se non sbaglio, pure un profilo Instagram (che ovviamente sto già pensando di disattivare) mi crea grosse difficoltà, nonché un profondo disagio (imbarazzo).

Non so voi, ma io trovo francamente imbarazzante fare quello che fanno TUTTI.

È un mio problema da sempre.

Per un po’ ci provo, mi gioco la carta del conformismo, mi autoconvinco dell’importanza di una forma minima di adattamento sociale ecc. – ma poi, sul più bello, finisco sempre, sempre risucchiata in una spirale di dubbi e frustrazione. Come se mi sentissi disonesta con me stessa. Come se stessi tradendo qualcosa o qualcuno dentro di me.

Odio i social. Quel brusio felpato come di voci sovrapposte che ti avviluppa all’istante e rende fatuo e insostanziale e retorico qualunque ordine di discorso (vogliamo parlare di come Facebook rovina i libri belli?). Cazzo, è come quando entravo in un’aula universitaria e percepivo quell’assurdo parlottio nelle retrovie. Ho piantato l’università anche per questo, suppongo, per non dover mai più prestare orecchio al chiacchiericcio borioso, sguaiato o cospiratorio degli studenti. Odio gli studenti universitari. Odio le congreghe, le cricche, le associazioni culturali, qualsiasi tipo di assembramento umano. Scusate, nulla di personale, ma sono fatta così.

Odio i social, dicevo. Eppure ci ricasco di continuo. E mi odio per questo. A questo punto, farei prima ad ammettere di provare un odio indiscriminato per tutto e tutti.  Vi assicuro che non è così. Almeno non tutti i giorni, e non per tutte le ore del giorno.

(sto scrivendo un po’ a ca… so)

Un annetto fa mi è venuta l’idea di aprire un blog. L’ho fatto – per curiosità, noia, follia. Dopo anni di mutismo autoimposto e di invisibilità, mi ero decisa a esplorare le potenzialità dei nuovi mezzi di condivisione, non proprio con intenti antropologici, ma quasi.

Tutto sommato è stata un’istruttiva perdita di tempo. Nel senso, ho scoperto l’esistenza di molti blog interessanti nel loro genere. Solo che, vedete, io ho questo problema che non riesco ad essere la stessa cosa troppo a lungo. In più ho il viziaccio di disseminare indizi fuorvianti sul mio conto secondo modalità che rasentano la schizofrenia, ve ne sarete accorti. E insomma, non si può tenere un blog senza un minimo di coerenza, dico bene? La coerenza, l’adesione (chissà poi quanto sofferta) a una certa immagine di sé, articolata attraverso anni di post, è la forza di molti blog. La coerenza, voglio dire, è il requisito minimo. 

Bene, io non sono coerente (eh). Cioè, lo sono in modo quasi ottuso sulle cose che reputo importanti (l’amore per la letteratura, l’amore per lui) ma per quanto riguarda tutto il resto, rimango una cosetta molle sprimacciata da mani avventate e casuali. Sono facilmente plasmabile. Ci sono interi settori dell’esistenza con i quali non ho la minima confidenza. Su moda, trucchi e laifstail (tutte cose a cui non ho mai dedicato troppa attenzione) vi seguo a nastro con assoluta devozione. Mi sono divertita a ficcare il naso in campi di sapere a me del tutto estranei. Mi sono lasciata programmare. 

Però, in definitiva, boh. Son tutte cose che lasciano il tempo che trovano. Non producono significato nella mia vita. Mi distraggono. E finisco per amarleodiarle. 

Sono e non sono, barcollo in uno shifting perpetuo.

Che so, svariati mesi fa avevo pubblicato un post scialbissimo sulla mia borsa. Madò, a voce credo di non aver mai parlato in vita mia di borse! Forse è proprio questa leggerezza ad affascinarmi. Io che soffoco tutto sotto una coltre di pesantezza, io che mi sono tormentata per un decennio nell’impossibilità (ideologica? Morale? Metafisica?) di portare a termine le cose più banali (la patente? Manco quella ho voluto prendere). 

Forse sto solo descrivendo un quadro psicologico disturbato. 

O forse se sono ancora qui è perché in fondo mi piace raccontare versioni alternative di fatti troppo ordinari per essere raccontati fedelmente. O ancora: forse sono qui perché scrivere su un blog è un po’ come farsi una lunga chiacchierata tra amiche davanti a una fetta di torta ai mirtilli (posso immaginarlo, non ho mai avuto amiche con cui fare discorsi simili, con cui parlare di borse!).

E insomma, la conclusione è che sono ancora qui a scrivere robaccia, e questa cosa mi genera un sacco di paranoie astratte, e non so come dribblarle.

(comunque, sì, al lavoro tutto bene. Ecco, una blogger normale avrebbe parlato di questo)

(e comunque ci sono troppi aggettivi in questo post, io odio gli aggettivi)

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5 pensieri su “WHAT’S THE POINT?

  1. Nikades ha detto:

    E’ bello leggerti, mi dispiacerebbe se te ne andassi. I tuoi post sono diversi dal solito che si legge in giro, sono particolari.
    Ti confesso che, se può farti sentire meno anormale, anch’io non provo tanta passione per i social, e mi vergogno a postare (foto o post che siano, e nel caso dei secondi c’è sempre qualcuno che è sempre pronto a offendere solo perchè si crede il portatore di una sacra Verità e giudica gli altri degli imbecilli indegni di aprir bocca……. se la gente si facesse gli affaracci suoi!!!). Nonostante ciò, anch’io mi sono “adeguata”, ma non allo stesso modo ossessivo compulsivo comune.
    Ad ogni modo, se anche tu venissi qui a parlare di borse – o di portafogli, perchè no, sono importantissimi anche loro, hanno un ruolo fondamentale all’interno di una borsa – io ti seguirei comunque, non ti stimerei certo di meno.
    Buona serata 🙂

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    • ophelma ha detto:

      Mi ha fatto strapiacere ricevere questo tuo commento, Nik. Innanzitutto perché significa che ancora mi leggi! Nonostante tutto il mio tira-e-molla qua sopra. Grazie di cuore. Le tue parole mi hanno rincuorata tantissimo. Posso parlare di borse e portafogli, senza sembrare una svitata, evviva! Anche perché settembre per me è La Rovina, tutti questi sentori di autunno mi ammorbano di presagi e insomma, ho un assoluto bisogno di distrarmi con argomenti frivolimportanti (ho uno stipendio da scialacquare in acquisti feroci!) e di parlareparlareparlare. Quindi se mi riesce, ci rivedremo presto su questi schermi!
      Un bacione, cara!

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  2. Nikades ha detto:

    Ma certo che ti leggo! Beh, a dire il vero, ogni tanto latito anch’io, vado a periodi (questo è il periodo di “devo comprare nuovo cellulare –> cerca offerte, leggi e vedi recensioni come se non ci fosse un domani”, e questa “attività” ultimamente assorbe quasi tutte le mie attenzioni -_- … che vergogna…) e mi capita di alternare le mille attività in cui mi piace perdermi la sera, disperdendo energie.
    Non devi sentirti in colpa o vergognarti se hai voglia di parlare di cose stupidamente frivole (guarda caso, per me è un periodaccio e sto cercando pure io di perdermi in cose futili) perchè ho imparato che anch’esse hanno un “valore” (non un Valore) nella vita, ovvero quello di distrarre la mente, di ammorbarla per qualche istante portando a credere che tutti i problemi si fermino lì (anche se io non ce la farò MAI a usare come distrazione il “gossip vipparo”), in modo da darti qualche momento di illusoria serenità e dare pace a quella dannata mente che, appunto, non fa altro che dannarsi in pensieri e preoccupazioni ben più pesanti.
    E poi…. almeno tu hai uno stipendio da scialacquare, e credo che questo sia un fantastico rimedio, quando se ne sente il bisogno. Io manco quello, grazie ad esso gran parte dei miei problemi svanirebbe.
    Continua a straparlare come vuoi 🙂
    Buonanotte.

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    • ophelma ha detto:

      Mi dispiace per il periodaccio. Ho faticato come un’imbecille per rimediare il mio attuale, umilissimo, posto di lavoro (massimamente precario, eh). Parlando di stipendio, mi bullavo di una cifra ridicola, che comunque sì, fa piacere ricevere. Ti capisco.
      Con qualche qualifica in più di me, vedrai che un lavoro salta fuori. Questo di fine estate è pure un buon periodo per farsi avanti.
      (Ah, un telefono, mi ricordo delle tue ricerche meticolose per l’acquisto dell’e-reader! Io ho un Samsung, oramai vecchiotto: funziona bene e non è costato una fortuna, tipo 160 euro (la cifra massima che sono disposta a spendere per uno smartcoso). Ho sentito parlare benissimo anche degli Huawei, che pure hanno prezzi accessibili. Ho trovato questo articolo: http://www.wired.it/mobile/smartphone/2016/07/13/migliori-smartphone-sotto-200-euro/)
      (Nuooooo, il gossip vipparo come narcolettico è teribbbile hahaha)
      In bocca al lupo per tutto! E tienimi/ci aggiornata/i! :***

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      • Nikades ha detto:

        Buongiorno cara 🙂
        Ma guarda, ad oggi, è brutto dirlo perchè si perde il vero valore del lavoro e della propria persona, ma anche un lavoro precario e non pagato normalmente è sempre qualcosa che ti permette almeno di fare un sorriso, quando ti concedi un piccolo extra.
        Devo rimettermi veramente sotto nella ricerca, perchè tra stage e poi l’ultima collaborazione e un’estate pesante non ho cercato un bel niente!
        Sì, il telefono! Userò i soldi di quell’inutile, maledetto e teatrale (perchè organizzato solo per fare scena) stage. Almeno, dopo tutte le battaglie fatte, quei miseri soldi mi tornano utili per qualcosa.
        Grazie per il link 😉
        Buona giornata.

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