ABDUCTION

Nelle ultime settimane sono stata rapita dagli alieni.

Ho fatto un viaggio extra-corporeo.

Ho attraversato uno stargate.

Sono stata risucchiata da un flusso esistenziale inespressivo. Da un vita emotiva che mi sorpassava, dislocata fuori di me. Mentre all’interno ero vuota.

Insomma, mi sono sentita un po’ giù, un po’ su, un po’ altrove.

Nel mio diario digitale ho scritto: L’ego è un barattolo, un contenitore, non un contenuto. Un barattolo vuoto. Per farlo parlare devi percuoterlo all’esterno.

(È un peccato che non mi escano più cose divertenti. Questo blog è diventato una palla, cazzo.)

Penso di poter riassumere la mia condizione ipotizzando 2 modalità alternative di esistenza:

a) epidermica;

b) plasmatica.

Se sprofondo nel plasma, l’epidermide non esiste più. La malinconica estroversione della pelle come un’utopia lanciata nel futuro. Il plasma, per come lo intendo io, è una dimensione volumetrica dove le superfici vengono abolite. È una condizione verticistica, è verticalità spinta. È introspezione molecolare. I pensieri sono flussi espansi privi di oggetto. Le giornate si organizzano in mareggiate.

Guardi un mucchio di film, leggi una quantità spropositata di libri (di cui non vi parlerò, promesso), ed è come se non fossi tu a farlo, ma qualcuno accanto a te. Una parte di te agisce senza senso, un’altra parte di te supervisiona il non-senso. Se osserviamo la scena in un campo lungo, noteremo una costante di immobilità. La vita plasmatica non si vede ad occhio nudo.

Mi sono scoperta sola all’interno del mio corpo. La solitudine come una cavità sigillata, inaccessibile.

Poi rientri nella pelle. La soggettività diffusa si riveste di uno strato di epidermide. Una palpebra si abbassa sul vuoto come una serranda, e ricominci a vivere come tutti.

Solo in modalità epidermica puoi scrivere cazzate su un blog.

In fin dei conti, questo post è già qualcosa, una tappa sulla via del ritorno.

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11 pensieri su “ABDUCTION

  1. barbara ha detto:

    sono anni che aspetto il ritorno del formicolio (un vuoto che frizza come le strisce della tv in un film horror). è la fase plateau, l’innesco. nell’attesa, sono diventata vecchia. mi manca quello che racconti tu. il fermo biologico che precede tutto.
    conta le ore. sta per arrivare the big one. direzione e velocità le deciderà lei e a te toccherà cavalcarla, senza sforzo. leggeremo quello che ti avrà raccontato.

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    • ophelma ha detto:

      Il Grande Viaggio. La colonizzazione di Sagittarius A, l’immenso buco nero situato al centro della nostra galassia. Chi vivrà, vedrà e racconterà (forse). Intanto distribuisco puntini di sospensione a manciate…

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  2. Nikades ha detto:

    Comprendo la sensazione, a volte capita di sentirsi “al di fuori di se stessi”. Non credo che sia una sensazione da combattere per forza, se non comporta catastrofiche conseguenze e non prosegue per un tempo che vada oltre la normale tollerabilità del non sentirsi fisicamente.

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      • Nikades ha detto:

        Bravissima! È il giusto spirito. Non devi per forza contrastarlo, ma accettarlo e fare in modo che non prevalga. Fa parte di te e non è detto che sia per forza del tutto negativo. Anzi, a volte vedersi dal di fuori può aiutare ad essere più obiettivi.
        Io purtroppo sono stata a lungo latitante da qui e mi dispiace. Purtroppo la sera arrivo svogliata per scrivere. Cmq sono contenta di ciò che sto facendo e speriamo che prosegua bene.

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