APOLOGIA DEL KINDLE

Tra le persone che conosco solo tre sono effettivamente a conoscenza di questo blog. So bene che divulgando la cosa, otterrei un consistente aumento di traffico qua sopra. Non perché le persone che mi conoscono mi stimino a tal punto da non potersi perdere una riga di quel che scrivo ma perché sono proprio le persone a noi più vicine le più avide di misurarsi con noi e di monitorarci. Sono sicura che scoprire questo blog accrescerebbe a dismisura la Curiosità Morbosa & il Cinismo & la Vanagloria altrui: Ma guarda questa. Ma non ci credo. Ma leggi qua.

Bene, sappiate che so. Sono perfettamente consapevole del fatto che siete tutti migliori di me, scrivete meglio, avete più titoli accademici, vite sociali più interessanti. Non ci vuole molto: sono una pessima persona, non so scrivere, non ho titoli accademici perché sono una fottuta autodidatta e dall’università ho preso solo ciò che mi serviva, non faccio vita sociale perché sono una pessima persona introversa et solitaria.

Comunque.

Comunque, delle tre persone-che-sanno, una è mia madre.

A mia madre devo il Kindle.

Quando anni fa ha cominciato ad attecchire la moda degli e-reader io ero una di quelli che ne sostenevano strenuamente la mostruosità. Sennonché, di anno in anno, centinaia di volumi andavano ad accumularsi nel mio monolocale, intasando il mio già esiguo spazio vitale. I libri non sono oggetti inerti, emettono strane vibrazioni, calde e avvolgenti oppure tossiche, sono tanti piccoli router accesi.

Per prima cosa li ho impilati in doppia fila sullo scaffale, che si è riempito. Ho appeso quattro mensole, che si sono riempite. Ho buttato via gran parte del mio guardaroba per fare spazio nell’armadio, ma si è riempito pure quello. Mi sono procurata diversi scatoloni da riporre sotto al letto, e il sotto-letto si è riempito. Non restava che il nudo pavimento.

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A quel punto le mie resistenze nei confronti dell’e-reader erano già molto meno granitiche.

Il Kindle ha fatto ingresso nella mia vita di lettrice un paio di anni fa. Già da qualche anno mia madre era la radiosa proprietaria di un e-reader Sony bianco, che, tra parentesi, è veramente fico perché puoi sottolineare e annotare con un pennino, non come col Kindle che al massimo ti permette di evidenziare in grigio, però il Kindle Paperwhite è retroilluminato e il Sony no, devi pinzarci un led per leggere in condizioni di scarsa luminosità, aspetto da non sottovalutare. Grazie alle sue amiche anobiiane, mia madre aveva accumulato a costo zero migliaia di ebook (giuro che non è un’iperbole), che teneva gelosamente archiviati su una chiavetta usb, prontamente duplicata perché non si sa mai. Me la sventolava spesso sotto il naso, Vedi questa, è una Feltrinelli – e può essere tuuuua!

In effetti era proprio così. Quando andavamo in libreria e io me ne uscivo con un Ah, questo dev’essere bello, ne ho sentito parlare, lei esclamava Ce l’ho! E io mi mettevo a fissarla.

A volte la guardo mentre fa chunky knitting e penso che questa donna deve avere una vita segreta di cui io sono all’oscuro. Qualche torbido contatto con la CIA.

Ma compratelo ‘sto Kindle, mi diceva. Però, ecco, non era ancora il momento giusto, avevo una crisi di coscienza, dovevo rifletterci, non sapevo, non volevo ecc.

Così una mattina me l’ha sbattuto sul tavolo, dicendomi Toh, Crisidicoscienza.

A quel punto ho cominciato a usarlo ed è scattata la dipendenza.

Non ha senso vivere l’acquisto del Kindle come una presa di posizione ideologica (I lettori veri leggono su cartaceo). La lettura digitale non esclude la lettura tradizionale, la potenzia. È la combinazione di queste due tecnologie, e-reader e libro, a rivelarsi davvero efficace. Molti libri li “assaggio” sul Kindle e se sento che ne vale la pena li compro cartacei, in caso contrario, be’, risparmio un sacco di bei soldini. Acquisto molti ebook su Amazon, soprattutto americani. Perché in quel caso il risparmio è sensibile: spesso a fronte di una brossura da 20 euro, l’ebook ne costa 8 – e ti risparmi pure le spese di spedizione. In più, lo sapete, ci sono tonnellate di ebook contrabbandati in rete da lettori generosi (scaricare illegalmente è sbagliatissimo orrendo fa diventare ciechi non fatelo mai)– e il formato non è un problema: se li trovate in .epub, vi scaricate Calibre e potete convertirli facilmente in formato .mobi.

Per una che maneggia abitualmente molti volumi in contemporanea, il Kindle si rivela la soluzione ideale.

Allo stato attuale delle cose, io e il Kindle (che si dice proprio /kindle/, dall’inglese to kindle = accendere, mi raccomando, e non /kaindle/, come capita di sentire) viviamo in perfetta armonia. Ammetto però che il nostro rapporto non è stato sempre privo di ombre.

Inizialmente, ci leggevo solo saggi perché temevo che la lettura digitale sottraesse qualcosa all’esperienza di lettura, temevo quel senso di gratificazione imperfetta, lo stesso che si prova a fumare una MS light quando si è abituati alle Camel. Mi sembrava di non riuscire a cogliere perfettamente la forma delle parole, come se l’occhio ci scivolasse sopra troppo rapidamente, mettendo in atto un automatismo di lettura mutuato dal web. Ma tutto sommato credo che ci si possa adattare, magari concentrandosi un po’ di più.

Grazie, mamma.

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13 pensieri su “APOLOGIA DEL KINDLE

  1. Giacomo ha detto:

    Anch’io sono fortunato possessore di un Kindle (da anni, di I^ generazione, non paperwhite, quindi non retroilluminato, di quelli con la tastierina “hardware”, per intenderci) e, pur essendo un grande lettore , non ho avuto alcun problema ad adattarmici. Sì, avere un libro tra le mani procura comunque un certo tipo di sensazione, ma non sono mai stato un “feticista dell’oggetto libro”, pur avendone anch’io la casa piena. Non importa su quale supporto, l’importante è leggere, almeno per me. Unica eccezione: fatico a leggere sul tablet, anche se spesso capita.
    Buona giornata

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    • ophelma ha detto:

      Grande! Sono bellissimi quelli con la tastierina! Io un po’ feticista lo sono, confesso, ma per motivi che hanno a che fare con la virtualità in generale. Sono una materialista, proprio in senso letterale: mi piace la materia, la materialità degli oggetti. (Oddio, non che l’editoria ci stia regalando oggetti-libro particolarmente desiderabili dal punto di vista estetico, ma insomma.) Come nel tuo caso, al kindle mi ci sono adattata senza troppi complimenti. “L’importante è leggere”, senz’altro. Per il momento, ancora nessuna esperienza di lettura su tablet (non ce l’ho).
      Grazie del commento! (Cosa stai leggendo in questi giorni?)
      Buona giornata a te!

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  2. Nikades ha detto:

    Mi ci ritrovo in tutto.
    Per il primo punto, ovvero il fatto che nessuna delle mie conoscenze reali sa di questo blog (a parte il mio fidanzato, che però non ha tempo da dedicare a tali amenità, e dunque a “spiare”). E penso che anch’io, se alcune persone lo sapessero, verrebbero qui per poi puntare il dito, più che per capire cosa c’è tra le righe…
    Per quanto riguarda il secondo punto, sono passata per la stessa evoluzione. Fervida sostenitrice del libro cartaceo e del suo profumo, mai avrei pensato che mi sarei convertita al digitale. Poi ho iniziato a “provarli” nei diversi punti vendita. Ma più che altro, a farmi fare questa scelta sono stati i troppi soldi che costa un cartaceo e lo spazio mancante in casa. E così, quando mi è stato chiesto “Che vuoi per il compleanno?” ho trovato la risposta: il Kobo (si, io ho passato serate intere a leggere recensioni su recensioni tra kindle e kobo e i loro vari sottogeneri – paperwhite, aura, ecc -). Da giugno è entrato a far parte della schiera dei miei amici elettronici (dopo il pc) il Kobo aura e mi trovo bene (a parte il fatto che secondo me è un po’ in ritardo… o forse sono io tarda, che non sarebbe un’ipotesi tanto lontana dalla realtà). Il problema si pone quando cerchi disperatamente un libro e l’e-book non esiste, come mi è successo con l’ultimo libro, che ho dovuto scaricare in inglese e poi comprare il cartaceo in italiano.

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    • ophelma ha detto:

      Grazie della riflessione! Mi interessa molto il tuo punto di vista. Hai fatto benone a confrontare le caratteristiche dei diversi e-reader in circolazione. Il Kobo non lo conosco per niente. In breve, cosa lo differenzia dal Kindle? Come mai lo trovi superato…?
      Sugli ebook introvabili varrebbe la pena di aprire un capitolo a parte. A me successe qualcosa di simile con i libri di Didion pubblicati da Il Saggiatore…
      (Se può consolarti, da quando mi ha fatto promettere che non avrei mai scritto niente che riguardasse il nostro rapporto, il mio fidanzato evita accuratamente di leggere il mio blog).

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      • Nikades ha detto:

        Uhm.. a dire il vero ho cercato parecchio, ricordo di aver scelto il Kobo più per caratteristiche tecniche che altro (una buona retroilluminazione, la durata della batteria e la possibilità di inserire micro sd in modo da ampliare la memoria). Poco dopo ho preso anche una cover, e anche là ho scelto dopo trenta mila ricerche tra amazon e ebay. Poi tra i Kobo ho scelto l’aura per rapporto qualità-prezzo e altre caratteristiche.
        Ah, no, non lo trovo superato in senso di obsolescenza, ma perchè a volte premo per evidenziare e il pallino non mi segue, oppure si ferma prima del mio dito o va troppo avanti, e se uso il browser internet sfarfalla tremendamente. Per la prima volta, pochi giorni fa mi è anche caduto. Ad accenderlo subito è sembrato tutto ok, speriamo bene…
        Io ho avuto problemi nel cercare I Segreti di Amber House: non esiste proprio, ma per fortuna il seguito in e-book c’è.

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  3. Stefano ha detto:

    Anche io ho il kindle e quella frase Mi sembrava di non riuscire a cogliere perfettamente la forma delle parole, come se l’occhio ci scivolasse sopra troppo rapidamente, mettendo in atto un automatismo di lettura mutuato dal web ci sta tutta.Ma una volta presa l’abitudine non ci fai piu’ caso! Bye!

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  4. Zeruhur ha detto:

    Hai detto la frase magica “La lettura digitale non esclude la lettura tradizionale, la potenzia” e se permetti penso che la citerò spesso.
    Per un grande lettore è davvero così. Io leggo alla mattina sul cellulare, mi trovo sincronizzata la pagina sul kindle mentre sono in vacanza e a casa, di sera, recupero il punto sul volume cartaceo (o magari sul kindle se non voglio disturbare la compagna con la luce)

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  5. siciliamara ha detto:

    Ciao! Grazie per essere passata a trovarmi! Sarai anche un”autodidatta, ma il tuo blog è grandioso. Scrivi in maniera sublime!
    Del mio blog sanno solo due persone e una è la mia psicologa Mia madre sarebbe proprio l’ultima a cui lo farei leggere.
    Per quanto riguarda me..beh…ho comprato il kindle per usarlo quando esco (abbastanza raramente come avrai capito),e i cartacei li tengo a casa. Amo i thriller.
    Un grande abbraccio!

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    • ophelma ha detto:

      Grazie a te, cara. Troppo gentile!
      Ho scoperto il tuo blog per caso, proprio oggi, dopo giorni di latitanza dalla blogosfera, e mi ha colpita molto, per quello che scrivi e per come lo scrivi.
      Per me è bellissimo conoscere le persone attraverso il loro rapporto coi libri (e con la solitudine). Grazie per aver condiviso le tue abitudini di lettura 😉
      (Io adoro – letteralmente: venero – Roberto Bolano, che amava e frequentava il genere thriller, ma non so se si possa considerare un autore di thriller: voglio dire, lui è DIO – ma insomma, se hai qualche titolo da consigliarmi, ne approfitto volentieri!)
      Un abbraccio a te!

      Mi piace

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