JUVENILIA #2 RELIQUARIUM

Come avrete intuito (come avreste intuito se aveste il fegato di seguirmi pure su feisbuc), mi trovo in Trentino da qualche giorno, dove mi sto abbandonando a una piacevolissima apatia. A un pathos-sabbath detossinante.

Ho abbandonato l’anello di fuoco in cui abitualmente vivo per rifugiarmi in questo mondo quadrato e ignifugo gonfio di luce verde, dove non corro alcun rischio di ustionarmi.

E insomma, complice l’ibernazione emotiva, mi sto dedicando a un decluttering sfrenato. Attività che, com’è noto, porta alla luce una quantità di relitti di epoche trascorse o sfumate (con o senza sentimentalismo).

Più che di relitti, sarebbe forse il caso di parlare di reliquie.

Di seguito una piccola rassegna dei miei fortunosi ritrovamenti. 


〉〉〉GAME BOY CAMERA〈〈〈

2015

All’epoca del suo rilascio, nel lontano 1998, fu considerato un accessorio avanguardistico. Si piazzò persino nel Guinness dei Primati come la fotocamera più piccola del mondo. Ci ho smanettato ben poco da bambina, un po’ perché le foto low-res facevano oggettivamente pena, un po’ perché il vero gusto, una volta modificate, sarebbe stato quello di stamparle, di possederle materialmente, almeno per la sottoscritta, e nessuno, dico nessuno, mi ha mai regalato un Game Boy Printer (nella mia infanzia ho desiderato due cose: la Nouvelle Cousine prima e la stampante per il Game Boy poi – e nessuno me li ha mai regalati. Traumi).

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Internet ha alimentato uno strano folklore attorno a questo prodotto. C’è chi sostiene, non so con quale autorità, che le foto ritoccate di default che appaiono di tanto in tanto durante l’utilizzo – le creepy faces accompagnate dalla famigerata scritta Who are you running from? – siano legate a un misterioso culto e a una serie di rapimenti.

C’è poi chi in tempi recenti ne ha sfruttato molto intelligentemente le potenzialità artistiche (ma quanto ci piacerà l’obsolescenza tecnologica?), come il fotografo statunitense David Friedman, retromaniaco di classe (un articolo su Wired approfondisce la questione). Fico, no? Come abbiamo fatto a non pensarci?


〉〉〉MANGA〈〈〈

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Ho riportato alla luce 3 scatoloni stracolmi di fumetti Planetmanga, Storie di Kappa e Star Comics. Li ho collezionati per anni. Anni. Sognavo di diventare un’illustratrice. Poi ho scoperto la Letteratura e mi sono sentita in dovere di ripudiarli. Trovavo fosse una questione di immagine. Be’, sì, me la tiravo un po’ tanto a 15 anni. Sole maledetto, e chi se lo ricordava più. È della stessa autrice di Mars! Poi le Clamp, Ai Yazawa, e naturalmente Neon Genesis Evangelion. Sta’ a vedere che a distanza di dieci anni completo la raccolta (sono ferma al numero 14).


〉〉〉MAGIC 8 BALL〈〈〈

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L’ho desiderata tantissimo, sulla scia, immagino, di qualche B-Movie anni ‘90. Nell’aspetto sembra una palla da biliardo esageratamente grossa, ma all’interno contiene un dispositivo veggente, ispirato a certi sistemi di scrittura spiritica (la madre del suo ideatore, l’alcolista Albert C. Carter, era una famosa medium). Di fatto, si tratta di un poliedro a 20 facce immerso in un liquido blu. Se agiti la palla, o la capovolgi, l’oracolo si rende leggibile da una specie di oblò.

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〉〉〉VIRGINIA W.〈〈〈

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Questo ritratto devo averlo strappato da un libro della biblioteca comunale (uhm è già la seconda volta che la nomino), sì, da una vecchia edizione BUR de Le Onde. Un gesto di teppismo sentimentale che ben si adattava ai miei 15 anni. In nome della mia divorante passione per Mrs. Woolf avrei fatto questo e molto altro, tipo gettarmi sul fondo di un fiume per pura emulazione. In classe al liceo mi chiamavano derisoriamente Virginia, scandendo le sillabe, Vir-giii-nia (stronzi), per via della mia coazione a citarla in qualsiasi contesto, cioè fuori luogo (per me ogni luogo si è rivelato un fuoriluogo). Ma in una classe di soli maschi cosa puoi fare per integrarti se non citare Virginia Woolf? Be’, moltissime altre cose, per la verità. Comunque, l’autore del ritratto, divenuto poi una vera e propria icona (il ritratto, non l’autore) si chiamava G.C. Beresford. Doveva essere un semplice fotografo di studio, un artigiano della fotografia. Se ci ricordiamo ancora di lui è grazie a questo scatto.

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