CONTATTO

Dal diario di O.

Gina Pane, Action Transfert, 19 aprile 1973

Gina Pane, Action Transfert, 19 aprile 1973

Certe idee mi ossessionano. Capire perché attecchiscono così in profondità, cosa c’è dietro?

La materia, come contattarla.

La vista è una lastra di vetro. Il tatto è spessore tra noi e gli altri, tra Io e non-Io. Recuperare la tattilità come presupposto alla piena conoscenza del reale. Un’epistemologia veicolata dalla carne, dal contatto.

Il bambino si mangia letteralmente il mondo, allunga le mani e se lo prende, lo lecca, lo mastica, lo ingoia.

Perché non riesco più a farlo?

Dove c’è densità fisica e non solo fenomenologica? Dove si trova il corpo?

Starobinski ha analizzato la scena di Madame Bovary in cui Charles ancora celibe fa visita a Emma nella fattoria dei Bertaux; Emma gli offre del curaçao ma nel proprio bicchierino ne versa pochissimo, sicché ride sforzandosi con la lingua di leccare le gocce che giacciono sul fondo. Sembra una scena scritta per mettere in rilievo la sensualità carnale di Emma, ma Starobinski dichiara “l’esser vuoto del bicchiere ha senza dubbio un valore simbolico: è il primo di quella serie di oggetti (o di esseri) vuoti in cui Emma non riesce a sentire ciò che con tutto il corpo si aspettava di sentire.”*

L’adolescenza ha posto delle soglie metafisiche tra desiderio e soddisfazione del desiderio. Leccare latte o curaçao da un bicchiere, gocce che non dissetano. Dov’è la sete? Chi è l’assetato?

*Walter Siti, Il realismo è l’impossibile, p.47

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