COSE A CUI CREDE LA GENTE

Avviso agli Impavidi Lettori: le foto della mia scrivania non c’entrano una sega con quanto state per leggere.

Sto cercando di variare un po’ il registro, ve ne siete accorti? Mi sforzo di alternare post leggerissimi, quasi impalpabili, spiritosi o spiritati, a post in cui tento un po’ maldestramente di sfiorare un nucleo più profondo. Questi dovrebbero essere i post in cui smetto per un attimo di ripetere le cose a cui crede la gente – come dice la protagonista di un racconto di DeLillo – per parlare invece di me e della mia incasinatissima vita emotiva.

Non riesco ancora a farlo comodamente: uscire allo scoperto, darsi in pasto agli altri non è così semplice.

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Ho sempre creduto di dover scegliere una voce dominante tra tutte quelle che si alternano cacofonicamente dentro di me. Sarò ironica! Sarò tragica! Sarò lirica! Avrò una voce calda e avvolgente! No, cinica e spietata! Ma, cazzo, perché scegliere quando si può essere TUTTO?

Voglio dire, non abbiamo una sola personalità, ne abbiamo mille, e parlano tutte una lingua diversa. Siamo esseri multiformi e polifonici (ciao Bachtin, adesso da bravo rimettiti a dormire e non rompere i maroni).

Siamo tutti quanti così fottutamente dostoevskiani. Non è fantastico definirsi così? Mi chiamo Ophelma, ho 27 anni e sono una persona dostoevskianaSBAAAAM! Ecco tutto un universo di intensità pungenti spalancarsi poco a poco, farsi all’improvviso intuibile.

È un po’ come dire Ciao, sono una persona che coincide solo parzialmente con se stessa, un’identità per approssimazione – e questo perché, porcaeva, sono complessa! Quanto è meravigliosa la nostra complessità? Non dobbiamo farci il torto di definirci in un modo solo. Abbiamo tutto il diritto di rivendicare la nostra pluralità.

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Scrollando i vostri post, o leggendo il vostro profilo, non mi verrà mai di pensare Ecco, tu sei questo, tu quest’altro. Al massimo penserò Ok, così tu sei anche questoCapite che in quell’anche c’è il Mondo, la Vita, il Mistero. Ai miei occhi siete tutti misteriosissimi. Siete delle supernovae baluginanti attraverso strati massicci di materia oscura. E il non-detto, ciò che mi sembra di leggere tra le righe, mi affascina terribilmente.

Tutto questo per dire che non è facile parlare di sé.

Non sapete nulla di me. Perché diamine dovreste aver voglia di sorbirvi il racconto di una vita che non vi appartiene? Non ne ho idea. In stile zen potrei dire: Per esercitare il vostro senso del Mistero. Ma forse nemmeno me l’aspetto.

Il fatto è che mi fa star bene, sapete, scrivere qua sopra. È quasi – mmh – terapeutico. Questo lento districamento di pensieri, lottando contro il senso di inadeguatezza, contro una smodata ambizione, sferrando colpi all’impazzata contro un infrangibile guscio di riservatezza, e vincendo – anche nei migliori dei casi – sempre e solo a metà. Non riuscendo mai a dire tutto come si vorrebbe, fino in fondo.

Scrivere su questo blog è a tutti gli effetti una profanazione, un atto di violenza compiuto da me stessa ai danni – ma io voglio credere a beneficio – di me stessa. Un atto di violenza che spero diventi sempre più poderoso, sottile e perverso. Voglio essere spietata con me stessa, cioè amarmi smisuratamente, protetta da questa ambigua cornice di finzione (ma poi lo è davvero, una finzione?). Perché è bello e rassicurante starsene rannicchiati in posizione fetale nella propria comfort zone, ma dopo un po’, oltre alla magia, viene a mancare l’aria.

comfort-zone

A me mancava soprattutto questo, l’ossigeno, il senso di pericolo, il rischio. Il rischio di poter combinare qualcosa di buono senza auto-sabotarmi. Certo, come no, quella tentazione strisciante, la Sindrome da CTRL + Z, è sempre in agguato (Ora basta, cancello tutto, disattivo il blog): quindi rinunciare anche stavolta? Sparire di nuovo?

Forse stavolta no.

Ieri ho smesso di uccidermi.

Lo dice con enfasi l’Ofelia di Heiner Müller, in quell’opera capitale che è Die Hamletmaschine.

La macchina di Ofelia non deve fermarsi.

Se hai letto fin qui, sei un Impavido Lettore, e io ti stimo molto.

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6 pensieri su “COSE A CUI CREDE LA GENTE

  1. noemi ha detto:

    il tuo modo di scrivere mi tocca particolarmente e mi tiene incollata allo schermo, curiosa di leggere fino all’ultima parola. hai completamente ragione quando dici che siamo troppo complessi per essere definiti solo in una maniera ma penso che questo limitarci e rinchiuderci in delle categorie predefinite e prestabilite ci venga “imposto” già dai primi anni di scuola in quel momento in cui si è davanti alla fatidica domanda “descriviti in una parola”…ecco fatto!! lo sapevi che il momento di quella domanda doveva arrivare prima o poi ma, non importa quante volte ti ci troverai davanti, non sarai mai in grado di rispondere. o meglio, io posso anche definirmi “paziente” ma non sarò mai soddisfatta appieno di questa definizione perchè si, ok, sono paziente, ma sono molto altro!!!
    mi piace molto questo articolo perchè mi permette di ragionare e di riflettere, cosa non così scontata!!!

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    • ophelma ha detto:

      Oddio, Noemi. Ma io ti adoro (posso dirlo pubblicamente?). I tuoi commenti mi emozionano. Sei troppo carina. Con lettrici attente come te, non smetterò mai di scrivere (peggio per voi!).
      La tua riflessione è molto interessante. È così. Viviamo in una società che ci obbliga fin dall’infanzia ad applicarci etichette addosso per risultare socialmente “efficaci”, per renderci il più possibile leggibili agli occhi degli altri. La nuance non paga. Meglio un bianco e nero iper-contrastato, in modo che il più fugace colpo d’occhio sia sufficiente a inquadrarci. Facebook, per dire, funziona così, esasperando il labeling. Ci stiamo trasformando in cataloghi ikea, mia cara, un tag dopo l’altro.

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      • noemi ha detto:

        a me farebbe solo che piacere se continuassi a scrivere!! esattamente, nonostante questo sia una cosa che vada contro ogni caratteristica umana in quanto io sono sostenitrice del fatto che sono gli opposti a tenerci in vita ed è proprio in questi che si nasconde l’intelligenza quindi boh, definirsi in un solo modo non fa altro che appiattire le persone ed io, sinceramente, non vorrei mai avere a che fare con persone piatte, prive di sfaccettature da scoprire!!

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