IL SAGGIO DEFINITIVO

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[…] si è molto più sensibili nei confronti dello spazio di quanto si pensi. Quando entri in una stanza, assorbi tutto quello che hai davanti come una spugna asciutta assorbe l’acqua. Il tuo corpo può coprire solo una certa distanza, ma i tuoi occhi si muovono assimilandone tutte le parti, compreso il soffitto, gli angoli e il pavimento sotto i piedi. Quello che tocchi e senti, così come quello che vedi, entra dentro di te e ti condiziona. Ne risulta quindi che una stanza può farti sentire turbato e a disagio, oppure a tuo agio e ben accolto. Una stanza può ispirare o confondere. Può farti sentire piccolo o grande. Le stanze sono potenti.

(Maxwell Gilligham-Ryan, Apartment Therapy *)

Non avrei mai immaginato che la sostituzione di un paio di mobili avrebbe avuto conseguenze così drastiche sul mio stile di vita. È bastato mettere mano alla minicasa per rivoluzionare le mie abitudini, non solo quelle epidermiche e transitorie, ma perfino quelle calcificate negli anni, le più toste in assoluto.

La mia vita è cambiata in modo sbalorditivo.

Adesso mi domando cosa accadrà alla mia struttura mentale.

In uno spazio rinnovato, funzionerà in modo diverso? Si deprimerà in mancanza degli appigli consueti?

Ho il terrore che non riuscirò mai più a formulare un pensiero sensato. Peggio, che non riuscirò mai più a scrivere in un certo modo.

Mi sto preoccupando del Niente?

Devo dire che questa cosa dell’osmosi tra spazio fisico e spazio psichico, inframentale, mi ha sempre destato preoccupazione. Ci ho riflettuto a fondo, soprattutto in passato, in relazione alla poesia contemporanea. Il mio originario progetto di tesi, quando ancora ero una studentessa di Lettere Moderne, verteva proprio su questo. Mi interessava studiare la spazialità poetica di Amelia Rosselli, l’ideatrice della forma-cubo, una metrica stereoscopica fichissima.

In pochi anni ho divorato una quantità massiccia di saggi. Fisica quantistica, psicologia, scienze cognitive, filosofia del linguaggio, neurolinguistica, architettura, musicologia, tipografia, storia dell’arte ecc. Un sacco di roba.

Sono ancora convinta che l’utilizzo reiterato del modo condizionale nei suoi versi, del periodo ipotetico, del se, sia connesso a una precisa configurazione spaziale, che rimanda alla sfera del Quasi, del Non Ancora, del Possibile come Alternativa.

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La mia teoria era un tantino più complessa di così, ma non so a quanti di voi potrebbe interessare.

Fatto sta che invece di preparare esami curriculari, mi occupavo febbrilmente di queste cose, dello Spazio, letterario e non.

Il passo successivo è stato quello di ritirarmi dall’Università. Ho mollato tutto perché non trovavo più necessario quel tipo di inquadramento critico. Le bibliografie d’esame mi annoiavano a morte, molti di quei libri li avevo già letti e meditati, e più in generale sentivo che l’ambiente universitario, quello dell’allora Facoltà di Lettere, non mi avrebbe più trasmesso alcuna nozione significativa per la mia vita, né tantomeno decisiva per la ricerca che stavo conducendo…

Qui dovrei inserire una locuzione del tipo Il tempo passa, per condensare in breve il caos magmatico che seguì.

Posso solo dire che ne sono riemersa con in mano un attestato europeo come Tecnico Specializzato Fotografo e l’amore potentissimo e incandescente e ricambiato per un fotografo deccezione.

In altre parole, avevo in mano una vita nuova di zecca, ma non il Saggio Definitivo.

L’ho abbandonato per strada, gradualmente, finché me ne sono dimenticata del tutto.

Ho ficcato faldoni cartelle dispense appunti in una grande scatola d’archivio (fisica? Immaginaria?). Dev’essere qui da qualche parte.

Ma forse non mi interessa ritrovarla. Non mi interessa riaprirla.

Ci ripenso adesso che sto ristrutturando casa.

Una sincronia che non smette di turbarmi.

* Ecco uno di quei libri che solo sei mesi fa avrei scansato sdegnosa, e che ora invece mi trovo a leggere con autentico trasporto.

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